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Posts Tagged ‘impianti di ventilazione’

La Sindrome dell’Impiegato: mito o verità?

sindrome dell'impiegato

La Sindrome dell’Impiegato e Sick Building Syndrome (SBS), rappresentano due entità patologiche interscambiabili che colpiscono tipicamente il dipendente d’ufficio e sono causa di circa il 40% delle assenze dal lavoro.

Se mentre siete al lavoro soffrite di mal di schiena, mal di testa, crampi alla mano o difficoltà visive, ebbene forse siete affetti dalla sindrome dell’impiegato. L’alterazione del microclima, dovuto agli spazi chiusi, al sovraffollamento, e ai macchinari da ufficio, è alla base di queste patologie.

Dell’inquinamento Indoor se ne parla ancora poco, ciononostante il progresso tecnologico e legislativo in tale ambito ha avuto un notevole incremento negli ultimi 30 anni.

Si sa che la qualità dell’aria negli ambienti interni varia in funzione di molteplici fattori:

  • produzione di anidride carbonica con la respirazione, animali domestici, fumo di sigaretta, cibi e bevande;
  • Inquinamento di origine interna: detergenti, profumi per ambiente, videoterminali, fotocopiatrici/stampanti, condizionamento e riscaldamento;
  • Inquinamento di origine esterna: aria, smog, polvere, radon.

A questi bisogna aggiungere gli inquinanti chimici, biologici e fisici che sono irritanti, tossici e cancerogeni.

Il D.lgs. n. 81-2008, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, stabilisce che il datore di lavoro è obbligato a Informare, Formare e Addestrare il dipendente, nonché di provvedere al mantenimento del suo stato di salute per mezzo di controlli di routine presso il medico competente.

Ma come si può intervenire sul microclima?

Di microclima noi di Aria SpA ce ne intendiamo!

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Prova di tenuta: verifica le prestazioni degli impianti di climatizzazione

Aria spa, prova di tenuta

Nella fase di posa in opera del sistema di canali aria, il test più importante da eseguire è la prova ti tenuta. Essa consiste sostanzialmente nel testare con l’analizzatore di tenuta tarato, la quantità di aria che viene “persa” dal sistema aeraulico.

Il risultato di questo test sono le classi di tenuta, che possono essere:

Classe A –

Le fughe d’aria delle UTA e nei locali tecnici con ventilatori devono essere almeno in Classe A. La Classe A è applicata anche alle canalizzazioni a vista negli ambienti in cui gli stessi canali garantiscono la ventilazione, e dove la differenza di pressione relativa all’aria interna (indoor Air) è inferiore a 150 Pa

Classe B  –

La classe B viene applicata a canali presenti in locali sprovvisti di ventilazione, a canali separati dall’ambiente da pannelli  (es controsoffitto), o canali posti in ambienti in cui viene fornita una ventilazione con una prevalenza superiore a 150 Pa

Classe C –

La classe C è applicata caso per caso. Per esempio, se la differenza di pressione è eccezionalmente alta, o se qualsiasi perdita può risultare pericolosa per la qualità dell’aria interna o per il controllo delle sovrapressioni, inclusi i locali tecnici.

Classe D –

La classe D è applicata in situazione veramente particolari

Secondo le norme tecniche di riferimento UNI EN 1507:2008, UNI EN 12237:2004, UNI EN 14239:2001 noi di Aria SpA eseguiamo il test e rilasciamo una dichiarazione tecnica contenete tutte le indicazioni a tempi e metodi di prova, strumentazioni utilizzate, circuiti testati, report.

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Residenze sanitarie assistenziali: Allarme dal CNR

residenze_anziani

Pubblicato in questi giorni sull’ European Respiratory Journal il primo studio che analizza nel dettaglio la qualità dell’aria negli ambienti interni delle residenze sanitarie assistenziali e la sua incidenza sulla salute respiratoria degli ospiti più anziani. I ricercatori del progetto ‘Gerie’ finanziato dall’Unione Europea, tra cui Giovanni Viegi, direttore dell’Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibim-Cnr) di Palermo, hanno raccolto e classificato dati agli agenti inquinanti indoor in 50 residenze di Belgio, Danimarca, Francia, Grecia, Italia, Polonia e Svezia: PM10, PM0.1, formaldeide, NO2 e O3.

Sono stati coinvolti 600 ospiti di età superiore ai 65 anni e media di 82 anni, di cui il 74% donne.

Sul totale europeo, sono state rilevate le seguenti prevalenze: 7% asma, 29% tosse, 24% espettorato, 14% respiro sibilante, 46% respiro affannoso. In Italia il 9% degli ospiti monitorati presenta asma, il 30% tosse, quasi il 40% espettorato, il 22% respiro sibilante.

Il rischio aumentato negli ospizi europei è del 73% di contrarre tosse a causa di polveri inalabili, del 53% di tosse per ossido di azoto, del 249% di broncopneumopatia cronica ostruttiva ( Bpco ) a causa di formaldeide e del 182% di respiro sibilante a causa delle polveri ultrafini.

Percentuali che fanno riflettere. Soprattutto se si considera che l’innalzamento dell’aspettativa di vita implica che un numero sempre maggiore di persone vivrà in residenze sanitarie assistenziali e subirà danni causati dall’inquinamento atmosferico indoor.

Si dovrebbe fare di più. Si dovrebbe, o meglio si deve seguire il Testo Unico della Sicurezza DLGS 81/2008 e sensibilizzare i responsabili per limitare le fonti d’inquinamento, migliorare la ventilazione e monitorare la salute respiratoria degli ospiti.

La salute non è un optional.

Noi di Aria SpA ci occupiamo da anni di bonifica e sanificazione degli impianti aeraulici. Contattaci per maggiori informazioni.

Muffa dentro casa: attenzione!

muffa-sul-muro

Durante l’inverno, l’ambiente caldo e umido che si crea dentro casa rappresenta l’habitat ideale per lo sviluppo della muffa. Fungo che potrebbe causare diversi problemi di salute e aggravare i sintomi di asma e patologie ematiche.

In casa e negli ambienti chiusi possiamo trovare principalmente l’Alternaria, l’Aspergillus, il Cladosporium e il Penicillium. Tipologie di muffe che provocano gli stessi sintomi causati dalle allergie al sistema respiratorio: naso tappato, prurito a gola e naso, lacrime agli occhi e starnuti.

Come evitare o ridurre la presenza di muffe in casa?
Innanzitutto riducendo il livello di umidità arieggiando e ricorrendo all’uso di un un impianto di ricambio dell’aria con recupero di calore; pulire i materiali duri colpiti dalle spore con acqua, detersivi o candeggina; prestare attenzione ai materiali porosi perchè se la muffa si è infiltrata potrebbe continuare a diffondersi.

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Linee guida per la tutela della salute degli ambienti indoor

metropolitana

Con l’espressione “Indoor” si intendono tutti gli ambienti confinati di vita e di lavoro non industriali, in particolare quelli adibiti a dimora, svago, lavoro e trasporto.

A tal proposito grazie all’accordo siglato nel settembre 2001 tra Regioni, Province autonome e Ministero della Salute, vengono tracciate in Italia le linee guida per la tutela della salute degli ambienti indoor. Linee guida che fanno emergere dei dati impressionanti e che ci dovrebbero far riflettere.

La metropolitana per esempio è stata oggetto di studi diffusi dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale i quali hanno sottolineato concentrazioni indoor superiori all‘outdoor e livelli di particolato maggiori con una maggiore evidenza in banchina o all’interno dei treni a seconda del tipo di impianto di ventilazione utilizzato.

Per non parlare delle scuole
Qui, considerando il fatto che i bambini ci passano la maggior parte della giornata, devono essere tenuti sotto controllo gli acari, muffe e allergeni conseguenti a umidità, cattiva ventilazione e temperature elevate.

Forse non tutti sanno che l’esposizione agli inquinanti avvenga anche da sorgenti poco investigate o addirittura ignorate. Alcune superfici sono ad esempio molto attive nel trasformare l’inquinante Biossido di Azoto nel più tossico Acido Nitroso.

Quindi il ruolo svolto dalla manutenzione periodica degli impianti termici, di climatizzazione ed aeraulici delle civili abitazioni, nelle scuole, negli uffici, nelle palestre, …. è fondamentale per la nostra salute.

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